A CENA CON PICASSO

Se la vita, come ha scritto Paul Valéry, è l’arte dell’incontro, quella di Marion è stata l’arte dell’incontro con l’arte. Fatale la visione di Guernica, nel 1953 a Milano. Un colpo di fulmine. Da allora in poi, nel giovane comandante partigiano che aveva combattuto per la libertà e contro ogni forma di oppressione, nasce la passione tenace e potente per l’arte e per la pittura, in particolare di Picasso e per il personaggio stesso di Picasso. L’assillo, in un uomo tenace come lui, non può che farsi determinazione studiata e paziente a scoprire, vedere, toccare, collezionare, conoscere, guardare l’arte, ma anche a cercare d’incontrare l’uomo che gli ha cambiato la vita. È una ricerca incalzante, cocciuta e felice, che ha successo nel 1961, perché frutta a Mario Bocchi il vincolo di amicizia con l’artista che rappresenta un intero secolo e che ribattezzerà il giovane amico italiano Marion. Questa vicenda è fatta di incontri che valgono una vita, come una cena del 1964 che rimarrà per sempre nella memoria di chi vi partecipò, di discussioni appassionate sull’arte e la politica, ma è anche disseminata di episodi, d’incanti e momenti avvincenti, e immortalata da tracce preziose. È l’arte dell’incontro e il ritratto di un uomo e del suo amico più caro, Pablo Picasso.